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Diario
 



14 luglio 2008

Un'interrogazione sulle Intese

 

Interrogazione su "Libertà religiosa"

Affinchè sia assicurata la più ampia libertà religiosa, ho presentato insieme ai colleghi Bianco, Incostante e Negri una Interrogazione a risposta scritta rivolta al Presidente del Consiglio.



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

CECCANTI, BIANCO, INCOSTANTE, NEGRI

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Premesso che,

al fine di garantire la più ampia libertà religiosa di cui all'articolo 19 della Costituzione, l'articolo 8 della nostra Carta fondamentale stabilisce che tutte le religioni sono egualmente libere davanti alla legge e che da tale libertà si traduce nella possibilità per ciascuna di esse di organizzarsi secondo i propri statuti;

i rapporti di ciascuna confessione religiosa con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze, stipulate dal Governo e successivamente ratificate dal Parlamento, con esclusione della Chiesa cattolica a cui si applica il particolare regime di cui all'articolo 7 della Costituzione col rinvio ai Patti Lateranensi e alle successive modifiche accettate dalle due parti;

la prima intesa, nel quadro segnato altresì dal nuovo Concordato che ha tenuto conto delle sensibilità emerse con l'attuazione della Costituzione e con il Concilio ecumenico vaticano II, è stata stipulata nel 1984 con la Chiesa Valdese, seguita da quella con la Chiesa Avventista e con le Assemblee di Dio in Italia (entrambe firmate nel 1986 e ratificate nel 1988), con l’Unione delle Comunità ebraiche in Italia (approvata nel 1989), con la Chiesa Evangelica Luterana e con la Chiesa Battista (1995);

dal 1995 non è stato fatto alcun ulteriore passo avanti, nonostante le due intese firmate dal Governo D'Alema (Unione buddista italiana e Congregazione cristiana dei testimoni di Geova), le due modifiche del governo Berlusconi II (Chiesa Avventista e Chiesa Valdese) e le otto stipulate dal Governo Prodi nella XV Legislatura (modifiche delle intese con la Chiesa Valdese e l'Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno e accordi con la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, la Sacra Arcidiocesi d'Italia ed Esarcato per l'Europa meridionale, l'Unione Buddista italiana e l'Unione Induista Italiana), poiché il Parlamento non ha mai provveduto alla successiva approvazione con legge;

si chiede al Governo di sapere

se intende autorevolmente ripresentare quanto prima i disegni di legge relativi alle intese già stipulate dai Governi precedenti, comprese quelle di uno dei Governi presieduto dall'attuale Presidente del Consiglio, anche per rispetto nei confronti dei rappresentanti delle confessioni che hanno stipulato quelle intese stesse.




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31 maggio 2008

Da Europa di oggi

 

Il discorso del papa, il bipolarismo virtuoso, la laicità del Pd

di Stefano Ceccanti

Da parte di chi è oggi impegnato all’opposizione il discorso del Papa alla Cei va visto in modo stimolante. Vi è una lettura ottimistica non del concreto equilibrio di forze uscito dalle urne, ma dei “rapporti piu’ sereni tra le forze politiche e le istituzioni” che può consentire “di dare avvio a una nuova stagione di crescita economica ma anche civile e morale”. In secondo luogo esso è chiaro nell’invitare alla prosecuzione di questo clima che ognuno dovrebbe perseguire “secondo il proprio ruolo e le proprie responsabilità”. Non si chiede quindi all’opposizione di accettare una stabile consociazione, ma di stare dentro il disegno di un bipolarismo virtuoso, quello che il Pd per primo, con la scelta di andare libero, ha contribuito a determinare. Tale bipolarismo, in cui la normale competizione alternativa si affianca ad alcuni momenti di collaborazione, è la via d’uscita tra le opposte tentazioni del bipolarismo lacerante vissuto dopo il 1994 e le nostalgie per assetti centristi che anche la Chiesa oggi finisce per dichiarare positivamente sepolte. Nostalgie riaffiorate quando il bipolarismo sembrava lacerare il Paese e oggi riposte, valorizzando il ruolo degli elettori di centro, proprio perché si è trovata una via d’uscita razionale ed europea. Il centrismo, che aveva ancora un 15% di consensi nel 1994 stavolta si è fermato al 5% e il suo spazio appare per questo residuale. Infine il contributo piu’ preciso contenuto nel discorso, quello relativo al sistema scolastico, invitando a valorizzare “lo stimolante confronto tra centri formativi diversi..nel rispetto dei programmi ministeriali validi per tutti”, richiama un modello che l’Ulivo aveva varato per primo con la legge di parità, ispirandosi ai principali modelli scolastici europei. A partire da tale discorso si può anche proporre qualche riflessione sull’utile dibattito che si è aperto nelle scorse settimane sui rischi di compromessi di potere o di regressione fondamentalista da parte della Chiesa, sui problemi di laicità della politica (non delle istituzioni giacché essa è sostanzialmente risolta grazie al nuovo quadro concordatario e alla sentenze della Corte costituzionale). Al di là delle tentazioni inevitabili nella storia e delle propensioni di individui e di gruppi in una realtà plurale, l’evoluzione del sistema rende piu’ attuali o meno questi rischi? I rigidi collateralismi sono praticati nei sistemi a base proporzionalistico-fotografica, che riproducono le appartenenze tradizionali; la tentazione di potere può essere arginata solo se la dimensione quantitativa dei partiti di riferimento è sufficientemente forte per assorbire e neutralizzare quelle forze. In questa chiave è leggibile la parte piu’ alta della storia della Democrazia Cristiana. I rischi si sono riproposti e accentuati col sistema di bipolarismo frammentato degli anni scorsi, in cui le principali forze politiche non riuscivano ad arrivare al 30% dei seggi, un sistema che la scelta politica del Pd ha consentito di superare. Da ciò ne dovrebbe conseguire un impegno a rafforzare la politica con sistemi elettorali piu’ selettivi, in grado di configurare meglio la scelta dell’elettore anche come scelta di Governo attraverso quella della maggioranza parlamentare, facendo pesare di piu’ il rilievo dei programmi e di meno quello delle appartenenze. Questi rischi possono però ripresentarsi anche in sistemi che incentivano l’alternanza qualora si ritenga che per lungo tempo il partito di opposizione non sia in grado di rappresentare una credibile alternativa di Governo. Da questo punto di vista si rischia l’eterogenesi dei fini, di denunziare una profezia falsa che si autoadempie se chi li evidenzia non si impegna anche a evitare vecchie e nuove logiche identitarie di pregiudizio verso il rilievo pubblico del fatto religioso e a avallare una lettura apocalittica delle prospettive del Pd in questo sistema, quando sappiamo che recuperare 8 punti, cioè sottrarne 4 agli avversari è un obiettivo difficile, ma ragionevole in una qualsiasi normale democrazia europea. Il progetto del Pd ha senso e capacità espansiva perché siamo consapevoli che tutti siamo chiamati insieme a diventare laici: chi evitando di declinare la scelta religiosa in un fondamentalismo, chi evitando di trasformare un sistema di credenze non teistico in una religione secolare. Sappiamo che le concrete scelte legislative ci porranno anche di fronte a diverse valutazioni rispetto alle autorità ecclesiastiche, ma un conto è sapere questo un altro teorizzare a priori il conflitto in nome di una visione individualistica della persona per cui il ruolo della legge sarebbe solo minimo, residuale. La libertà, sia nell’ambito dei diritti civili sia in quello dei diritti sociali è anche libertà per, come ci ricorda l’articolo 2 della Costituzione facendo riferimento congiunto alla persona e alle formazioni sociali in cui essa cresce, ai diritti e insieme ai doveri di solidarietà. Il Pd ha le risorse per declinare questa eredità in modo innovativo.


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10 maggio 2008

Un libro sulla laicità in Spagna

 

ESPAÑA LAICA. Ciudadanía plural y convivencia nacional

Con este libro España laica (Madrid: Espasa, 2008), Rafael Díaz-Salazar, profesor de Sociología de las Desigualdades en la U. Complutense de Madrid, cierra una trilogía sobre una cuestión tan presente en el debate cultural y político como es la laicidad. En el primero analizaba, como reza el título, el factor católico en la política española (PPC, 2006). En el segundo Democracia laica y religión pública (Taurus, 2007) estudia desde una sociología política de la religión las nuevas aproximaciones de Rawls y Habermas al tema del lugar público de la religión en las sociedades democráticas, también recaba el debate entre Habermas y Ratzinger sobre la cuestión.

En esta tercera obra Díaz-Salazar reivindica una España laica, no como propuesta arrojadiza para un duelo a garrotazos, citando a Goya, sino como proyecto integrador. Se trata de construir una cultura pública laica que haga posible la convivencia de una ciudadanía que es cada vez más diversa en lo religioso, lo moral y lo ideológico. Este intelectual católico de izquierda se reconoce en la tradición de un laicismo que, basado en la libertad y soberanía del individuo, promueve activamente la libertad de conciencia y la autonomía moral de fundamento ético. A partir de un estudio francamente interesante sobre el laicismo en Europa y los planteamientos emergentes a favor de una laicidad más abierta e inclusiva, también en Francia, sostiene la necesidad de promover esta nueva laicidad en España a partir de una alianza de culturas públicas que en primer lugar debe caracterizarse por el principio laico de la tolerancia activa. Las dinámicas de antagonismo exacerbado y exclusión mutua entre un polo religioso-católico y uno laico, aunque puedan albergar cierta rentabilidad política a corto plazo, sólo llevan a la autodestrucción de la convivencia nacional. La historia que arrastramos desde el XVI es muestra fehaciente de ello. Su propuesta es un llamamiento a unos y a otros pues como bien dice en España “todos debemos aprender a ser laicos”. Giner de los Ríos, Fernando De los Ríos, Joan Maragall, Aranguren, Ruiz-Giménez, Comin, Luis Gómez Llorente, son referencias para este aprendizaje.

El autor plantea varias urgencias a la Iglesia católica, entre éstas, el respeto a la autonomía de la política y la laicidad del Estado, también el desarrollo tanto en su interior como en su práctica pública de una cultura republicana y deliberativa. Dedica un amplio e interesante capítulo al estudio del laicismo en España. Expone su génesis histórica y sus bases programáticas, dibuja un mapa de las principales asociaciones laicistas españolas y completa el cuadro con el laicismo del PSOE e IU. Díaz-Salazar apela al partido socialista a reconocer el componente católico practicante de nuestro electorado y considera necesario un laicismo más socialista que liberal. Éste entraña un riesgo no menor, la deriva hacia un individualismo moral en perjuicio de la construcción colectiva de un sujeto ético. Desde este laicismo ve más factible la creación de alianzas y marcos de colaboración entre sectores laicos y religiosos en torno a objetivos como la educación moral, la ética de la responsabilidad, la educación para una ciudadanía solidaria, la promoción de una cultura de la tolerancia activa, el valor de la espiritualidad y los sentidos de vida, la feminización del sujeto, la paz preventiva, el trabajo decente y la pobreza cero. Un buen servicio a una tarea por hacer.

Carlos García de Andoin,

Coordinador federal de Cristianos Socialistas


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